Che i social network ormai facciano parte della nostra vita è risaputo. Ma la domanda che in questi tempi bisogna porsi è: È nata prima la vanità o il selfie? Vale a dire qual’è il meccanismo che uno attiva l’altro?! Più selfie ti fai più sei vanitoso e più belli sono i selfie più like hai… L’onda del social arriva addirittura al punto di condizionarci. Secondo una ricerca della American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery (AAFPRS), le richieste di interventi di chirurgia estetica sono aumentate. Motivo? Un gran numero di pazienti non è soddisfatto del proprio aspetto fisico, della propria immagine che viene poi postata sui social network.
Questa sarebbe dunque la causa di un aumento del 10% di richieste di interventi di rinoplastica nel corso del 2018 rispetto all’anno precedente, di donne (in numero maggiore) e uomini sotto i 30 anni. Tra le operazioni più richieste seguono poi il trapianto dei capelli (+7%) e la blefaroplastica (+6%).
Si è arrivati ad avere una visione ipercritica della nostra immagine. Tutto quello che ci passa sotto agli occhi attraverso i media che riportano a modelli estetici ‘irraggiungibili’, mentre il semplice selfie riflette la nostra stessa immagine così come la vedono gli altri, senza artifici, senza set fotografici e ritocchi con Photoshop. Vi ricordate del mito di Narciso? Come lui anche noi vorremmo “innamorarci” dell’immagine che ci appare sul nostro telefono, o perlomeno apparire al meglio dimostrando magari un pò di anni in meno. Perchè alla fin fine questi scatti possono rappresentare un primo approccio a nuove conoscenze, ma addirittura anche una possibilità di “colloquio” davanti a probabili datori di lavoro. Infatti secondo il Social Recruiting Survey 2013, il 94% delle società ha utilizzato i social media per cercare nuovi collaboratori, mentre il 78% dei professionisti occupati nella selezione del personale, ha già assunto dipendenti tramite i canali del social. Ma siamo realmente una società così attenta all’immagine? Ai selfie l’ardua sentenza.

Selfie