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Parto prematuroIl rischio di nascere troppo presto Aumentano in Italia i parti prematuri: circa uno su dieci. Tra le cause, anche la preeclampsia, una delle più gravi complicanze della gravidanza. Come diagnosticarla per tempo. Anna, 26 anni, è alla prima gravidanza, fino a un certo momento regolare. Al settimo mese, a 30 settimane, avverte una sensazione di malessere ed un forte mal di testa. Al controllo medico, con pressione arteriosa più alta del normale, proteine nelle urine ed esami del fegato alterati, la diagnosi è preeclampsia grave. Emerge anche un difetto congenito della coagulazione che può aumentare il rischio di preeclampsia. Saperlo permetterà ad Anna, nel caso di una seconda gravidanza, di assumere fin dall'inizio farmaci anticoagulanti, che potrebbero ridurre il rischio. «Le donne che hanno forme gravi di preeclampsia sono più frequentemente portatrici di mutazioni genetiche e questo le predispone al rischio di trombosi» avverte Chiara Benedetto, direttore della cattedra di ginecologia e ostetricia dell'Università di Torino, ospedale S. Anna. Il dato è emerso da uno studio italiano a cui hanno partecipato, oltre alle équipe di Benedetto e Marco Massobrio, direttore del dipartimento di ginecologia e ostetricia di Torino, anche i centri universitari di Firenze, Modena e Brescia. L'indagine è stata presentata al Congresso europeo di ostetricia e ginecologia organizzato a Torino dall'omonimo dipartimento dell'università, centro specializzato per le gravidanze a rischio. La preeclampsia si manifesta nel 3-5 per cento delle gravidanze ed è tuttora una delle principali cause di mortalità (20 per cento dei decessi da parto) e di malattie materne e perinatali. Nel mondo si registrano 80 mila morti di madri per preeclampsia ogni anno. Inoltre è anche una delle cause dei parti prematuri, prima della 37ª settimana di gravidanza (completa dura 40 settimane). Il papilloma virus è un fattore di rischio per il tumore al collo dell'utero I parti pretermine non sono calati negli ultimi anni, si stima siano 1 su 10. Sono aumentate alcune cause scatenanti, come le gravidanze plurime, sia per il maggior ricorso alla riproduzione assistita, sia per l'età sempre più avanzata della maternità (dopo i 35 anni sale il rischio di parti plurimi). Non solo. «Anche le infezioni dell'apparato genitale, soprattutto vaginali, possono determinare l'infiammazione delle membrane che avvolgono il feto. L'infiammazione innesca reazioni metaboliche che portano al parto anticipato» chiarisce Massobrio. Ci sono poi cause locali: un collo dell'utero poco continente, fibromi, malformazioni uterine. Il parto pretermine resta la principale causa di mortalità prenatale e di malattie dovute all'immaturità del feto. Sotto le 35 settimane la mortalità del bimbo aumenta progressivamente: a 30 settimane è dell'8 per cento, sale al 16 per cento a 27 settimane per balzare al 50 a 25 settimane. È bene fare uno screening delle infezioni vaginali prima della 20ª settimana, in modo da poter ancora intervenire con i farmaci. Ma qual è la causa della preeclampsia? Una teoria interessante è quella di David Haig, biologo evolutivo, secondo il quale a provocare la malattia sarebbe una silenziosa lotta del feto per ottenere più nutrimento nel ventre materno. «È una delle tante ipotesi patogenetiche, sono più propensa a credere a cause multifattoriali» commenta Benedetto. La prevenzione e una gestione clinica corretta della preeclampsia possono ridurre complicanze gravi, quali la sindrome Hellp (alterazione della funzionalità epatica e della coagulazione sanguigna) o l'eclampsia, caratterizzata da forti convulsioni. Nelle donne a rischio di trombosi, le stesse a cui si riferisce lo studio italiano, si può tentare di prevenire la malattia con la somministrazione di eparina a basso peso molecolare, farmaco ad azione anticoagulante già utilizzato nella prevenzione e terapia della trombosi venosa, eventualmente associata all'aspirina a basse dosi. IN ANTICIPO
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