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Sedentarietà Mangiare

 

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Sedentarietà Mangiare Italiani più pigri d'Europa. Pubblicati i risultati di uno studio sulla sedentarietà dall'Associazione cardiologi Tiscali 14/12/06

Italiani più pigri d'Europa. Pubblicati i risultati di uno studio sulla sedentarietà dall'Associazione cardiologi

Italiani più sedentari d'Europa, soprattutto i giovani. Solo il 33% della popolazione fa attività fisica con costanza e regolarità per più di 30 minuti al giorno. Per gli altri, la giornata trascorre prevalentemente seduti e questa mancanza di movimento non fa bene al cuore. Il monito arriva dai cardiologi riuniti a Firenze per il XXXV Congresso nazionale dei cardiologi ospedalieri. La sedentarietà, ricordano gli specialisti dell'Anmco (Associazione cardiologi ospedalieri), è fra i principali fattori di rischio cardiovascolare, come pressione e colesterolo alti.

Per riparare i danni della mancanza di moto, sono sufficienti due ore di attività fisica a settimana: 15-20 minuti di cyclette ogni mattina o sera, oppure 45 minuti di palestra tre volte a settimana, a cui andrebbero aggiunti, per ogni seduta, dieci minuti di riscaldamento e 5 di recupero o defaticamento. Gli stessi risultati si ottengono con 2-3 ore di corsa, di piscina o di bicicletta a settimana. Con l'attività regolare e continuata delle grosse masse muscolari degli arti inferiori, si abbassano il colesterolo "cattivo" e i trigliceridi, aumenta il benessere e il cuore si mantiene in forma.

Per quanto riguarda le cifre, gli esperti fanno sapere che lo scompenso cardiaco colpisce più dell'infarto. In Italia, ogni giorno, sono 500 le persone ricoverate per "cuore stanco" e oltre 180.000 i nuovi casi l'anno. Negli ultimi 5 anni i ricoveri ospedalieri per scompenso sono aumentati del 40%, raggiungendo quota 177.256. Cifre "pesanti", destinate a raddoppiare entro il 2030, avvertono i cardiologi ospedalieri. "Tosse secca e persistente, respiro sempre più affannoso, senso di stanchezza e spossatezza - spiega Alessandro Boccanelli, presidente dell'Associazione - sono i sintomi che affliggono oltre un milione di italiani, il cui cuore non riesce più a pompare sangue a sufficienza, perché scompensato come conseguenza dei danni al sistema cardiovascolare causati da infarto o da una cardiopatia coronaria".

A essere colpiti sono soprattutto gli uomini (58%), senza grandi differenze di età: il 56% dei pazienti ha meno di 75 anni. Molteplici i fattori di rischio: il 67% è iperteso, il 36% soffre di diabete mellito e il 27% di bronchite cronica. E nel nostro Paese sta diventando epidemia, secondo i dati preliminari del "Registro sullo scompenso cardiaco acuto", realizzato dall'Anmco. Tre pazienti su dieci ricoverati nei reparti di cardiologia soffrono di scompenso, il 5% circa non sopravvive. E c'è poi un 15% che muore entro 6 mesi. Inoltre, il 45% dei pazienti dimessi torna in ospedale almeno una volta ogni 6 mesi dopo la prima crisi.

FONTE: Tiscali

 

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