Sbarca in Italia dagli usa la dieta 'a zona'
Stop a pizza e pasta e via libera a piatti di frutta, verdura e proteine, per essere piu' belli, sani e in forma. Lo promette al popolo del fitness, che ha gia' invaso Rimini, il nutrizionista americano Barry Sears, deciso ad esportare in Italia la sua dieta 'a zona' dopo aver convertito milioni di americani. E convinto che a far ingrassare siano ormoni, insulina, ed eicosanoidi, primi nemici da combattere, grazie alla sua dieta che prevede ben 5 pasti al giorno. Un'operazione vincente, secondo l'esperto, che non si fa spaventare dalla passione nazionale per gli spaghetti.
''In realta' - spiega Sears, intervenendo all'apertura del Festival del Fitness - la 'zona' non e' che l'erede della dieta mediterranea: alcuni principi sono molto simili, come l'importanza di frutta e verdura, la preponderanza data a pesce e carni bianche come fonti di proteine e di omega 3. La novita' sta nelle quantita', che si adattano ai nuovi bisogni alimentari della gente''.
''A far ingrassare non sono i grassi, ma gli ormoni, insulina ed eicosanoidi. Solo controllandoli riusciremo a perdere peso e a star meglio'', cosi il nutrizionista riassume il suo credo. In pratica, questo vuol dire, mangiare 5 volte al giorno, ridurre gli amidi (pane e pasta) e aggiungere proteine, senza eccedere con l'olio d'oliva e ricorrendo ad integrazioni di acidi grassi omega 3. ''Un'impresa non semplicissima - confessa il campione di nuoto Lorenzo Vismara, fedele della 'zona' - ma che mi fa star meglio''. Proprio gli sportivi, negli Usa e in Italia, sono fra gli estimatori di questo nuovo regime alimentare. ''Permette di potenziare la massa magra e la definizione muscolare'', spiega Sears.
Non a caso, prosegue, sono tre gli identikiti di chi, negli Usa, ha optato per la 'zona': ''sportivi che vogliono migliorare le loro prestazioni, malati cronici che puntano a vivere meglio e ad attenuare i sintomi, e infine attori, attrici e modelli, che vengano pagati per 'conservare la loro bellezza'''. ''Le differenze con la dieta mediterranea sono minime - commenta Enrico Arcelli, dietologo e medico sportivo - e la 'zona' si adatta molto bene alle necessita' degli atleti, in particolare dei calciatori''. L'attenzione ad insulina ed elicosanoidi trova d'accordo il chimico Bruno Berra, dell'Universita' di Milano. ''L'insulina ci serviva, anticamente, ad accumulare 'riserve' in caso di necessita', gli altri sono prodotti da acidi grassi essenziali ed agiscono, tra l'altro, da vasocostrittori. Abbinare meno amidi e omega 3 mi sembra corretto, vista l'evoluzione dei bisogni alimentari''.
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