La calvizie colpisce non solo gli uomini, ma anche le donne e in età sempre più giovanile. Il rimedio migliore, come sempre, resta la prevenzione. Ecco le buone abitudini da adottareLa calvizie colpisce sempre più uomini e ora anche molte donne. Ed entrambi in età sempre più giovanile. Come mai? Accanto a ben noti fattori di rischio quali la predisposizione genetica, l’età, l’assunzione di farmaci e lo stress, sul banco degli imputati salgono le cattive abitudini della vita moderna: dal fumo, alle diete drastiche. Situazioni spesso concomitanti, spesso non semplici da identificare, che rendono problematica la diagnosi e difficile l’individuazione del trattamento idoneo. Come sempre, l’arma migliore resta la prevenzione. Conferma la professoressa Antonella Tosti, docente di dermatologia dell’Università di Bologna: «Dalle ultime ricerche appare chiaro che a soffrire di questo disturbo sono tutti, e tutte, comprese le donne in giovane età. Si stima che nel corso della vita – e quindi per periodi temporanei, per esempio in seguito a uno stress o per l’assunzione di certi farmaci – l’alopecia interessi ben il 50% delle donne, che però sono portate a sottovalutare il problema». [

Fenomeno complesso
«La caduta dei capelli – prosegue Antonella Tosti – è un fenomeno biologicamente complesso, legato a molteplici fattori, quali il processo fisiologico d’invecchiamento, la predisposizione genetica, il profilo ormonale (che rende più esposto il sesso maschile), agenti climatici e stagionali, lo terapie farmacologiche e lo stress. «Accanto a queste note cause di calvizie, – continua la professoressa – negli ultimi anni sono emerse nuove condizioni che la favoriscono, legate a malsane abitudini di vita: il fumo (vasocostrittore locale, riduce l’ossigenazione e aumenta la produzione di radicali liberi e androgeni circolanti); l’eccesso di radiazioni solari (che causerebbero infiammazione del cuoio capelluto e influenzerebbero la sintesi di testosterone: l’ormone responsabile della miniaturizzazione follicolare con conseguente comparsa della calvizie); l’attività sportiva eccessiva (che favorirebbe un incremento degli androgeni che agevola i meccanismi ormonali che facilitano la caduta)». Cause eterogenee, quindi, spesso anche transitorie e non ben conosciute, che complicano il campo d’indagine relativo alla caduta del capello.

Tempestività
Per affrontare tempestivamente il problema, la prima cosa da fare è però proprio individuarne esattamente l’origine. Solo allora è possibile scegliere la soluzione più idonea. Per una valutazione accurata è necessario rivolgersi allo specialista, in grado di individuare il problema nella sua fattispecie e indicare al paziente il trattamento idoneo. Lo specialista inoltre oggi ha a diposizione molti strumenti di indagine (vedi box sulle tecniche diagnostiche) «Se non trattata o se trattata in maniera inadeguata, – conclude la professoressa Tosti – la calvizie peggiora in modo anche rapido: contrariamente a quanto si è soliti pensare la progressione della calvizie non è affatto graduale».