CHIRURGIA ESTETICA
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| Seno Rifatto | 500 mila seni finti |
gq.online.it | 27/06/05 |
500 mila seni finti Lo scorso anno 250mila donne americane si sono fatte rifare il seno. Una cifra enorme, considerato che nel '92, quando esplose la moda del seno rifatto, erano solo 32mila, così come dichiara l’American Society of Plastic Surgeons. Rifarsi il seno, in questa parte del mondo, è dunque diventato un vero e proprio must, nonostante gli effetti collaterali delle protesi, anche quelle in soluzione salina, siano ancora allo studio degli scienziati e che vengano da sempre considerate pericolose per la salute. Certo, il seno finto viene venduto come una vera e propria iniezione di autostima e anche come una presa di posizione della donna, che afferma ancora una volta: il corpo è mio e me lo gestisco io! Ma, secondo molti, non è così: "Rifarsi il seno è diventato comune come rifarsi il guardaroba", ha detto Rita Freedman, una delle ricercatrici americane più conosciute nel settore. "E nessuno, in verità, lo fa per se stesso. La spinta è esterna. Loro pensano che la decisione sia autonoma, ma non lo è affatto". Ma chi sono queste donne? Il 75 per cento di loro è sposata e ha un'età media di 34 anni. Inoltre, da uno studio pubblicato sul Journal of Women's Health, emerge che il 95 per cento di coloro che decidono di ritoccarsi il seno, lo fa per apparire più bella senza veli. "Le pazienti - ha spiegato Steven Teitelbaum, chirurgo plastico di Santa Monica - si dividono in tre categorie. Le ragazzine che vogliono somigliare alle bagnine di Baywatch. Queste sono la minoranza e non erano ancora nate quando la materia era al centro di un dibattito molto più acceso. La seconda categoria, la maggioranza, è formata da donne giovani con il seno naturalmente piccolo o di medie dimensioni. La terza invece è formata dalle neomamme, desiderose di ridare al proprio seno la tonicità del passato". Immaginatevi il volto dell'archeologo che tra qualche migliaio di anni troverà i resti di una di queste 250mila donne! Inginocchiato in un buco, cotto da un sole certamente diverso, si ritrova davanti il profilo di uno scheletro e lì, piantati sul vuoto di una cassa toracica, due mollicci budini preistorici, due occhi vitrei che guardano l'archeologo dritto dritto sul volto allibito. "Tu c'hai le puppe a pera, pera, pera", cantava anni fa Francesco Nuti. No, che pera? Silicone. Ma fa lo stesso, siamo nel 2005, l'età della plastica. "Adeguati, rifatti il seno, vedrai....".
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