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Troppe carenze sulla tavola degli italiani
Si mangia meno pasta e si beve poco latte, ma al Nord piace sempre più l'olio d'oliva. Frutta, verdura, legumi e cereali (e quindi le fibre) in media non bastano, come pure il pesce. Ma, soprattutto, nel menù degli italiani scarseggiano calcio, vitamina D e omega 3. Questi alcuni dei dati emersi da un monitoraggio semestrale delle abitudini alimentari di 8.000 italiani dai 3 anni in su, coinvolti nel primo screening nazionale sulla nutrizione dell’«Osservatorio Nutrizionale Grana Padano», condotto in collaborazione con i medici di famiglia della Simg (Società italiana di medicina generale) e i pediatri di famiglia (Fimp).
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Non più di una bistecca a settimana per prevenire il tumore all’intestino
La correlazione tra consumo di carni rosse e cancro nel primo maxi studio condotto in Europa.
C’è un legame pericoloso tra consumo di carne rossa e tumore all’intestino. Secondo un maxi studio condotto dall'European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition, che ha messo sotto esame le abitudini di 500mila europei per una durata di 10 anni, si è scoperto che chi mangia oltre due porzioni di carne rossa al giorno corre un rischio più alto del 33% di sviluppare tumori all’intestino, rispetto a chi se ne concede meno di una porzione a settimana.
Ma i pericoli non vengono solo dalla carne rossa. Infatti anche chi segue una dieta povera di fibre è più a rischio. Assolti, invece, il pollame e il pesce che sembra sia addirittura protettivo
Sheila Bingham della MRC Dunn Human Nutrition Unit di Cambridge, spiega “Da tempo si sospettava che alti consumi di carne rossa e insaccati aumentassero i pericoli per l'intestino. Ma oggi finalmente uno dei maggiori studi al mondo e il primo in Europa mostra l'esistenza di una forte relazione fra questi alimenti e il tumore”.
Ma di chi è la responsabilità? Secondo l'esperta,emoglobina e mioglobina presenti nella carne rossa scatenano un processo nell’intestino che porta alla formazione di composti cancerogeni. Un’altra ipotesi attribuisce la responsabilità alle sostanze che si sprigionano durante il processo di cottura, ma in questo caso il pericolo di sviluppare un tumore all’intestino, dovrebbe coinvolgere anche i grandi consumatori di pollo e tacchino, cosa che non accade. Infatti le carni “sotto accusa” sono solo quelle bovine, di agnello di maiale e di vitello.
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