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Troppe carenze sulla tavola degli italiani
Si mangia meno pasta e si beve poco latte, ma al Nord piace sempre più l'olio d'oliva. Frutta, verdura, legumi e cereali (e quindi le fibre) in media non bastano, come pure il pesce. Ma, soprattutto, nel menù degli italiani scarseggiano calcio, vitamina D e omega 3. Questi alcuni dei dati emersi da un monitoraggio semestrale delle abitudini alimentari di 8.000 italiani dai 3 anni in su, coinvolti nel primo screening nazionale sulla nutrizione dell’«Osservatorio Nutrizionale Grana Padano», condotto in collaborazione con i medici di famiglia della Simg (Società italiana di medicina generale) e i pediatri di famiglia (Fimp).
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Bastano pochi chili in meno per aiutare la salute
Perdere peso, secondo gli esperti di obesità, si conferma la migliore medicina per chi è sovrappeso, ma non è necessario riacquistare il proprio peso forma: in molti casi basterebbe anche perdere qualche chilo per evitare gran parte degli effetti negativi sulla salute, in quanto può consentire di riattivare quei processi che l'obesità interrompe.
Secondo Christie Ballantyne, cardiologo dell'ospedale metodista di Houston, si puo' rimanere di taglia 'abbondante' senza per questo correre troppi rischi, purché si riesca a perdere qualche chilo. Per gli specialisti, anche se ci sono alcuni scettici, si tratta di un messaggio importante perche' puo' indurre le persone obese a fare qualche sacrificio in vista di una salute migliore, anche se molte persone obese vogliono dimagrire solo per avere un aspetto più gradevole. Ci sono pochi dubbi fra gli esperti sul fatto che l'obesità sia uno stato di salute potenzialmente letale, responsabile di circa 300.000 morti all'anno solo negli Stati Uniti. Per una persona di mezza età, è considerato un fattore di rischio pericoloso quanto il fumo. Molti esperti ritengono che il vero rischio legato all'obesità sia il flusso di ormoni e altre sostanze indotto dall'accumulo di cellule di grasso, che diventa più intenso e, almeno in parte, è responsabile della minore reattività del corpo meno ai segnali dell'insulina che ordinano di immagazzinare energia. Di conseguenza, il fegato deve produrre più insulina, che può essere nociva se è ha livelli alti, accrescendo il rischio diabete. Per i ricercatori di Houston, bastano anche cinque, sei chili in meno per tenere lontane malattie cardiovascolari e diabete, diminuisce la pressione arteriosa, calano del 40% i trigliceridi, di un quarto le infiammazioni, mentre aumenta il colesterolo "buono", concludono. La notizia potrebbe contribuire, almeno parzialmente, ad alleviare l'allarme apocalittico che in paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si sta diffondendo intorno all'obesità, anche se l'obesità grave di molte persone lascia poco spazio all'ottimismo. La questione che rimane aperta è sapere se questi miglioramenti per la salute durano nel tempo e se si traducono in una vita migliore. In ogni caso gli esperti ritengono che sia meglio perdere dei chili con il rischio di recuperarli parzialmente, piuttosto che non provare neanche a perdere peso. Alla base di tale teoria, insomma, c'è una spiegazione biologica, che include anche la considerazione che le cellule di grasso, quando si dimagrisce avendo un indice di massa corporea elevato, pur rimanendo di un numero elevato, diventano più piccole, riuscendo così a svolgere un miglior lavoro di regolazione ormonale. |