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Il cioccolato

Alimentazione ed educazione alimentare  

Troppe carenze sulla tavola degli italiani

Si mangia meno pasta e si beve poco latte, ma al Nord piace sempre più l'olio d'oliva. Frutta, verdura, legumi e cereali (e quindi le fibre) in media non bastano, come pure il pesce. Ma, soprattutto, nel menù degli italiani scarseggiano calcio, vitamina D e omega 3. Questi alcuni dei dati emersi da un monitoraggio semestrale delle abitudini alimentari di 8.000 italiani dai 3 anni in su, coinvolti nel primo screening nazionale sulla nutrizione dell’«Osservatorio Nutrizionale Grana Padano», condotto in collaborazione con i medici di famiglia della Simg (Società italiana di medicina generale) e i pediatri di famiglia (Fimp).

 

 

 

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CIOCCOLATO, OGGETTO DEL DESIDERIO

Il suo aroma, il colore, la superficie liscia e il particolare modo in cui si fonde sulla lingua. Indimenticabile poi il sapore…il cioccolato è un’esperienza che avvolge tutti i sensi e spesso assume le caratteristiche di desiderio proibito. Proibito proprio magari forse non lo è (anche in una dieta restrittiva è ammessa una piccola trasgressione sana), ma desiderio, pare proprio di sì.

La voglia di cioccolato infatti, viene scatenata ed esaltata dalla struttura chimica del prodotto, dalle componenti soggettive oro-sensoriali del consumatore, da alcune associazioni concettuali con l'idea del piacere e dal suo alto valore gustativo: il cioccolato è uno di quei cibi che coinvolgono meccanismi "compulsivi", capaci di far diventare irrefrenabile il desiderio del loro consumo ed è tra le sostanze più coinvolte in associazioni emotivo-simboliche , nel senso che ci fa sentire gratificati, ci ricompensa, ci dona benessere, ci migliora l'umore e dà una mano a riprendersi dallo stress.
Il piacere “nero” è una sorta di enigmatico prodotto in bilico tra lo psicofarmaco e la droga; in questo contesto è anche simile ad altre sostanze esterne che aiutano a soddisfare le esigenze del nostro io. Il piacere gustativo, infatti, compensa la carenza emotiva di un momento particolare, fino ad arrivare in certi soggetti ad una "devianza" che, pur non essendo grave come nel caso del tabacco, della droga, o dell'alcol - che una volta entrati nel circuito lo scompensano in un ciclo di dipendenze chimiche e psichiche - può creare comunque qualche problema a livello salute, oltre a creare l'ambiguità di un benessere che, come sempre capita negli eccessi di uso di sostanze, risulta mistificatorio perché instabile e momentaneo. Lo studio del consumo di cioccolato rientra in realtà - sostiene la dr.ssa Maria Paola Graziani, psicologa e ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche - in una nuovissima "Consumer Science", che indaga i fattori implicati nelle scelte, ed in una nuova branca della Psicologia, dedicata alla salute, che tra gli altri obiettivi ha lo studio di quelle strategie che il mercato utilizza per proporre alcuni prodotti alimentari al posto di altri e di valutarne gli effetti, soprattutto quando si tratti di sostanze "tabù", quali alcol, tabacco, o altre sostanze con qualità rilassanti o eccitanti, fino alle droghe vere e proprie. Il cioccolato, comunque, al di là delle sue caratteristiche nutrizionali, resta prevalentemente un oggetto di desiderio o di rifiuto: i suoi sostenitori lo ritengono magico, positivo, benefico, rilassante e addirittura afrodisiaco, altri, i denigratori, non solo non lo amano e lo demonizzano, ma lo evitano (poverini!).

FONTE: Istituto Scienza dell'alimentazione del CNR- Avellino

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