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Capelli bianchi

Alimentazione ed educazione alimentare  

Troppe carenze sulla tavola degli italiani

Si mangia meno pasta e si beve poco latte, ma al Nord piace sempre più l'olio d'oliva. Frutta, verdura, legumi e cereali (e quindi le fibre) in media non bastano, come pure il pesce. Ma, soprattutto, nel menù degli italiani scarseggiano calcio, vitamina D e omega 3. Questi alcuni dei dati emersi da un monitoraggio semestrale delle abitudini alimentari di 8.000 italiani dai 3 anni in su, coinvolti nel primo screening nazionale sulla nutrizione dell’«Osservatorio Nutrizionale Grana Padano», condotto in collaborazione con i medici di famiglia della Simg (Società italiana di medicina generale) e i pediatri di famiglia (Fimp).

 

 

 

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SE IL TÈ È VERDE, I CAPELLI NON SONO BIANCHI

Sono solo il segnale della maturità di alcuni geni. I capelli bianchi non possono essere letti come sinonimo di vecchiaia, perché cominciano a comparire dopo i 30 anni per gli uomini, mentre per la donna un po’ più tardi. Ma dati scientifici legati alla canizie non ce ne sono.
I fattori che condizionano l’imbiancamento del capello infatti sono molteplice e non controllabili: fattori genetici, situazioni patologiche, sono tra i primi, seguiti da situazioni ambientali e abitudini di vita.
La cultura popolare ha sempre legato l’immagine dell’uomo/donna dai capelli bianchi alla saggezza, eppure le tasche del parrucchiere ingrassano grazie alle innumerevoli tipologie di tinture esistenti…vogliamo forse mascherare con questo la saggezza? Battute a parte, perché il processo di incanutimento appare solo ad una certa età?
“Il fatto che i capelli diventino bianchi - spiega il dottor Gennaro Spera, dermatologo del CNR – è dovuto alla graduale perdita di melanina nel fusto del capello, per un progressivo deficit di produzione dei melanociti di ogni unità pilifera”.
Nel caso specifico di incanutimento fisiologico, quello in età normale, si può immaginare che l’età di inizio del fenomeno sia scritta nel codice genetico di ognuno di noi. Intorno ai 50 anni, oltre la metà della popolazione in buona salute ha, quindi, almeno il 50% dei capelli bianchi. La conferma di un’ipotesi strettamente genetica, indipendente però dall’invecchiamento fisiologico, può essere riscontrata in rare patologie. Nei casi di canizie che si manifestano in situazioni di malattie, di stress o di spaventi, una possibile spiegazione è che il deficit di produzione delle cellule melaninocitarie sarebbe provocata dalla riduzione dell’apporto nutrizionale, la stessa che si verifica parzialmente con l’invecchiamento”.
Una possibile cura per arrestare la canizie, o almeno rallentarla, è legata ad una dieta che preveda alimenti ricchi di minerali, di iodio, di zolfo, di vitamine del gruppo B (in particolare la B6 e l’acido paraaminobenzoico), che contengono in alte percentuali i “famosi antiossidanti”, che svolgono un’attività antiradicali liberi, cioè anti invecchiamento. “Ma è solo un’ipotetica terapia – precisa Spera – che risulta poi in parte inattuabile per effetti collaterali. E’ però bene sapere che il fumo accelera l’imbiancamento, mentre il consumo di tè verde sembra ritardarlo”.

FONTE: CNR, Roma - Gennaro Spera, dermatologo

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